Da alcuni anni nel mese di settembre la vita clarense viene animata in modo crescente dal Palio delle Quadre assieme a tutte le manifestazioni che l’accompagnano per una settimana.
Non si tratta certo di una tradizione radicata nel passato come l’antico gioco autunnale “della porca”, più nobilmente cantato e descritto dal Morcelli nella lirica “De clarensi ludo Carreriano”, o come la Cuccagna di Chiari del 6 marzo, che nel primo Ottocento ispirava i ditirambi dialettali di Pietro Lottieri.
La riesumazione delle Quadre tuttavia, se da una parte è servita a stendere una patina di Medioevo sui festeggiamenti o a rivivere le contese di quartiere per chi era ragazzino qualche tempo fa, ha offerto pure l’occasione per diffondere una conoscenza meno vaga sul ruolo svolto dalle stesse Quadre nei secoli scorsi.
Cortesano, Malarengo, Villatico e Zeveto erano, in forma originale i nomi delle quattro Quadre: Mentre per Cortezzano e Villatico l’etimologia richiama una toponomastica diffusa, che fa capo a termini “curtis” e “villa”, per Malarengo (poi Marengo) e specialmente per Zeveto la derivazione problematica ha dato origine ad interpretazioni fantasiose, alcune anacronistiche (come il veneteggiante “Xe veto” ed alcune sperdute nei meandro dell’archeologia linguistica, fino ad ipotizzare uno stanziamento altomedioevale di una tribù di Gepidi assieme ai Longobardi.
Per quanto riguarda invece la vita delle Quadre, è necessario distinguerla grossomodo in due fasi: dalla nascita fino al 1400 circa e dal 1400 fino al 1800 circa.
Durante il primo periodo la Quadra significava una porzione di territorio, prima cittadino (quartiere) e poi anche rurale (distretto), ottenuta originariamente dalla divisione del nucleo urbano fortificato in quattro parti, corrispondenti all’abitato che man mano si sviluppava nei pressi delle quattro porte d’ingresso, sia dentro che fuori le mura: Vi erano ragioni di razionalità amministrativa, che fin dall’età romana avevano quasi generalmente determinato queste divisioni nel modello di organizzazione urbanistica.
Nel medioevo poi divenne sempre più frequente l’esigenza di difesa delle mura cittadine, a causa delle periodiche invasione, e pertanto anche l’esigenza di formazione di “societates armorum” con i rispettivi obblighi difensivi.
Le Quadre quindi furono elemento di aggregazione sociale ed espressione di interessi comuni.
Nel secondo periodo alcuni fatti nuovi misero in movimento le Quadre per un diverso genere di difesa. La popolazione di Chiari, che per secoli aveva mantenuto il tipico equilibrio delle società chiuse, veniva turbata da fattori esterni: una ripresa della mobilità sociale, l’incremento del fenomeno di immigrazione ed emigrazione, processi di investimento di capitale esterno in proprietà fondiarie locali. Il tutto si può sintetizzare in un contrasto fra originari di Chiari e forestieri.
A questo punto le Quadre si organizzarono come associazioni composte esclusivamente da clarensi originari, che elaborarono una ferrea regolamentazione di tipo economico e politico.
Il risultato fu che si impedì il passaggio di proprietà ad acquirenti forestieri, furono costituiti consistenti patrimoni terrieri di Quadra e l’amministrazione comunale per quattro secoli fu gestita solo dai rappresentanti delle quattro Quadre.
Anche i luoghi di culto furono coinvolti in questa operazione. La religiosità popolare aveva spinto gli abitanti sparsi nella campagna clarense ad erigere numerose chiesette rurali, come quelle dei santi Firmo e Rustico o di San Martino vescovo. Alcune di esse rimasero legate alle Quadre, che a loro volta ne costruirono di nuove nella immediata periferia di Chiari, in modo che ogni Quadra possedeva una chiesa rurale ed una suburbana: quelle di San Giovanni Battista e dei Santi Filippo e Giacomo per Cortezzano, quelle di San Bernardo da Mentone e della Santissima Trinità per Marengo, quelle dei Santi Pietro e Paolo e di San Rocco per Villatico, quelle infine dei Santi Gervasio e Protasio e di San Genesio per Zeveto.
Presso le chiesette suburbane si svolgevano generalmente le assemblee (vicinie) dei soci di Quadra, durante le quali venivano discussi e approvati i bilanci annuali, si svolgevano le elezioni degli amministratori (due o tre sindaci, i contabili, i deputati al Monte di pietà) e venivano messi all’asta i terreni comuni per un affitto quadriennale. Questo assetto istituzionale delle Quadre, che rappresentava una soluzione originale ed efficace dei clarensi, non ebbe sempre una vita pacifica. Nacquero nel Seicento e nel Settecento numerose contestazioni, sia all’interno delle Quadre che nei confronti dei forestieri immigrati.
Le polemiche si aggrovigliarono a tal punto da imbarazzare le stesse autorità giudiziarie della Repubblica di Venezia. In sostanza le mutate condizioni sociali resero impossibile il mantenimento di una rigida distinzione solamente a favore di alcune vecchie famiglie originarie rispetto a famiglie ex-forestiere, che però erano diventate clarensi da moltissimo tempo e soprattutto erano spesso in grado di condizionare anche i rapporti economici.
Si assiste così ad una disgregazione dell’identità tra Quadre e Comune, quindi al dissolvimento progressivo delle strutture di Quadra, che venne portato a termine nell’Ottocento attraverso la vendita delle proprietà e la suddivisione degli utili fra i compartecipi. Il grosso delle ripartizioni avvenne sulla fine del Settecento e nello stesso periodo furono inoltre modificate le norme elettorali per gli amministratori comunali.
Due Quadre, Villatico e Zeveto, liquidarono tutto il loro patrimonio; le altre due, Cortezzano e Marengo, conservarono le chiese con l’attigua abitazione e orto per il custode (il rumìt), al fine di assicurare la continuità delle funzioni sacre.
Si esauriva così il periodo della gestione egemonica delle Quadre, intese come consorterie di gruppi familiari, simili a quelle che nel Medioevo si costituivano frequentemente a favore degli interessi delle famiglie originarie o “veteres cives”.
Dell’antico intreccio di motivi civili e devozionali rimasero, per alcune, solo questi ultimi e l’usanza di colorare le tabelle dei numeri civici con i colori di bandiera: azzurro per Cortezzano, verde per Marengo, rosso per Villatico, giallo per Zeveto.