I Clarensi sono talmente autocritici che quando, molto spesso per la verità, riescono a combinare qualcosa di buono e di importante, sono portati a cambiare, a modificare, ad interrompere, a rifondare.
E, tra una critica ed un suggerimento, le loro opere conoscono talvolta tempi lunghi e, magari, l'insuccesso.
I clarensi sono talmente autoironici che spesso rischiano di mandare a monte le loro migliori intuizioni, magari solo per il fatto che tali intuizioni le hanno avute...altri clarensi.
Qui da noi la fantasia, la generosità, il coraggio raramente vengono pagati subito con stima e riconoscenza.
L'erba del vicino ha sempre qualche ciuffo d'erba più verde di quella che cresce nei nostri prati.
Allora stupisce davvero questo ventennale del Palio delle Quadre: una manifestazione che non solo ha resistito per un tempo che da noi pare un millenio, ma è diventato grande, si è qualificato, si è rinnovato armonicamente ogni anno, ha conquistato i non clarensi, ma, soprattutto, i clarensi.
Grande è stata l'intuizione di quel gruppetto di amici del Comitato Sportivo Clarense che nel 1979 ha proposto alla città un modo nuovo per stare insieme, per rompere l'accerchiamento del privatismo quotidiano, per provare a far comunità attraverso il gioco e lo spettacolo per ritrovare e rinsaldare vecchie e nuove amicizie.
Ammirazione e riconoscenza vanno in primo luogo a chi il Palio delle Quadre l'ha inventato: Abele Bono, Renato Buffoli, Luigi Dotti, Franco Ducci, Pietro Mercandelli, il compianto Giovanni Morsia e Daniele Rapetti.
Un'invenzione, la loro, che l'Amministrazione comunale di Chiari capì, accolse, difese e sviluppoò con grande fiducia e disponibilità.
I clarensi reagirono inizialmente con una certa diffidenza, con qualche eccesso di purismo, che portò i più a storcere il naso.
Ma l'intuizione era talmente solida ed affascinante che già nei primi anni Ottanta il Palio e la sua febbrile costruzione avevano contagiato gran parte dei clarensi e si imponevano ben oltre le mura cittadine.
Il Palio non veniva più subito né, tantomeno, sopportato.
Il Palio veniva programmato, preparato, atteso, vissuto con un entusiasmo ed una partecipazione popolare, che ancor oggi trovano pochi riscontri altrove.
Ogni Quadra, in questi ventanni, ha fatto a gara per essere presente, attiva, propositiva, fantasiosa, originale.
E' difficile raccontare ventanni di Palio delle Quadre.
Si rischia ad ogni ricordo di dimenticare qualcuno.
Si rischia di tralasciare una sfilata, una mostra, un concerto, una chicca gastronomica, un'invenzione originale, una polemica garbata e gustosa.
Si rischia, nell'affanno della piacevole memoria, di non richiamare agli affetti il successo di una manifestazione o il volto di un atleta.
E sarebbe imperdonabile perchè il concorso di tanti ha fatto davvero grande il Palio delle Quadre.
La storia del Palio non può essere ridotta in un bigino, in un promemoria per i posteri.
Va conservata, attiva, nella memoria dei protagonisti e degli spettatori; va raccontata in ogni nuova edizione del Palio; va vissuta nei raffronti tra sfilate, mostre, spettacoli...che ogni Quadra ha proposto.
Perchè ogni anno è diverso.
Perchè ogni Quadra ha una storia a sé.
Perchè le sfilate non contemplano clonazioni o replicanti.
Perchè Marengo ha vinto più di tutti nella corsa del Palio.
Perchè le sfilate di Cortezzano hanno sempre brillato per originalità e bellezza.
Perchè i gruppi musicali proprosti da Villatico fanno storia a sè.
Perchè come curano le sfilate storiche quelli di Marengo e di Zeveto non c'è paragone.
Perchè le proposte culturali di Villatico sono altra cosa da quelle di Zeveto.
Perchè la ruota della fortuna di Cortezzano non si è mai imparentata con quella di Marengo.
Perchè come si balla il liscio a Cortezzano...
Perchè come si mangia la trippa a Marengo...
Perchè com'è piena la piazza di giovani a Villatico...
Perchè come si tira tardi a Zeveto...
Perchè ogni sfilata ha una sua storia, i suoi percorsi di ricerca e di realizzazione, le sue strategie per proporsi in piazza, i suoi testi, i suoi protagonisti.
Perchè la storia della Corsa del Palio ha i suoi volti e i suoi riti, i lunghi tempi della preparazione e i suoi brevissimi, frenetici atti in cui si consuma.
Molti oggi si domandano come sarà il Palio domani.
Penso ci si debba chiedere piuttosto come saremo noi clarensi domani, che desideri conserveremo, che volontà esprimeremo, che rapporto avremo sviluppato con la nostra storia ed il nostro patrimonio culturale e sociale, che tipo di convivenza civile avremo conservato o modificato.
Non dobbiamo quindi chiederci cosa faremo ma piuttosto, come saremo.
Perchè il Palio è e continuerà ad essere un'idea, una proposta per stare meglio insieme.